
Oggi vorrei parlarvi di un libro che mi sta molto a cuore e mi ha colpito particolarmente quando lo lessi per la prima volta ai tempi del liceo. Quando ero in 4° superiore, venne creato un progetto dedicato alla lettura e decisi subito di parteciparvi. Il progetto consisteva nel leggere alcune pagine dei libri scelti dagli studenti nelle varie classi dell’istituto e analizzarli insieme. Io lessi proprio una pagina di questo libro. L’autrice, Giulia Carcasi, è una scrittrice e giornalista presso “Il quotidiano del Sud”.
Il libro ha due protagoniste, Mia e sua madre, Giulia. La storia viene narrata sotto forma di diario. Entrambe hanno problemi a comunicare le proprie emozioni, in particolare Mia. Hanno caratteri simili ma ugualmente opposti. Un giorno Giulia decide di leggere di nascosto il diario della figlia per riuscire a “scippargli i pensieri dalla carta” e di scriverle delle lettere in cui le racconta tutta la sua vita, dall’infanzia al tempo presente.
«Se non le racconto i miei errori non li ripeterà, pensavo.
E invece li stai facendo lo stesso…»
«Tu conosci una donna che parla solo di cose da fare e ha la voce dei dischi graffiati, una donna senza amore e senza amore sei anche tu.
Ma vedi, nella storia di ogni persona c’è una diga.
Da una parte, l’acqua che cresce e scalcia ed è energia.
Oltre lo sbarramento, la terraferma.
Tu di me sai la terraferma.
E allora ti racconto l’acqua che non hai visto.»

Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.
Io sono di legno.
Madre e figlia scoprono di essere entrambe “di legno”, ma nel momento in cui si svela loro tale similitudine comprendono di non esserlo più.
Sorprende la capacità introspettiva della giovane scrittrice e non riesce difficile immedesimarsi nei personaggi perché, più spesso di quanto pensiamo, siamo immobilizzati dal nostro essere di legno, ognuno di noi con il proprio bagaglio di delusioni, dolori e difficoltà di comunicare i nostri sentimenti. E l’apparente silenzio della parola scritta può aiutarci a liberare il nostro io. Perchè, anche se “il legno è tosto, sotto l’acqua può ammorbidirsi.”
Questo libro mi ha lasciato qualcosa di speciale perchè, a parer mio, è ricco di verità riguardo noi stessi. “Il legno finchè può nasconde, si lascia torturare ma non confessa”, ecco, se pensiamo a quante volte avremmo voluto dire qualcosa e non l’abbiamo fatto e a quante bugie abbiamo detto restando in silenzio per tanto tempo. Penso, infine, che ognuno di noi almeno una volta sia stato di legno. Questa storia insegna a dar sfogo ai propri sentimenti anche se attraverso la scrittura e la necessità di farlo per non cadere nel rimpianto e non diventare alla fine completamente di legno.