Piccoli imprenditori in ginocchio

La moda e il Covid-19: come l’epidemia ha influenzato l’industria del fashion e come si prospetta il futuro per le aziende.


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comunicazione fuori la vetrina di un negozio a Rimini

Il virus sta avendo sempre più un impatto negativo in particolare sull’industria della moda, essendosi intensificato nel bel mezzo della stagione autunnale del mese della moda 2020, inducendo i marchi e le case di design a chiudere i battenti e a rimandare le prossime sfilate. Dal 18 maggio sono previste le riaperture degli esercizi commerciali, anche se il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, non esclude che la data sarà rimandata. La ripartenza vista a lungo termine, nella fase 3, non è quindi delle migliori per i piccoli imprenditori. Ci saranno sempre restrizioni da rispettare e mancanza di sostegni economici adeguati che lasciano intravedere solo un futuro incerto, per qualcuno già inesistente. In questa situazione, il rischio, soprattutto per molte piccole imprese, è la chiusura. All’orizzonte l’unica certezza sono gli ulteriori costi che gli imprenditori dovranno sobbarcarsi per sanificazioni e sicurezza. In molti già calcolano che andranno incontro a un calo del fatturato. È evidente che l’industria del fashion è solo all’inizio della sua lotta. Causando colpi sia alla domanda che all’offerta, la pandemia ha scatenato una tempesta perfetta per la moda: le aziende, sia quelle medie che grandi, sono state sottoposte a enormi tensioni mentre cercavano di gestire le crisi su più fronti, poiché sono stati imposti in rapida successione blocchi che hanno fermato la produzione prima in Cina, poi in Italia, seguita dai paesi di altre parti del mondo. Il congelamento dello shopping sta aggravando la crisi dell’offerta. Piccoli negozi ormai sull’orlo del baratro anche per via dell’istinto dei consumatori di dare la priorità ai beni di prima necessità. I profitti dei piccoli brand sono colpiti duramente e stanno esaurendo le riserve di liquidità. Anche le vendite online sono diminuite dal 5 al 20% in Europa, dal 30 al 40% negli Stati Uniti e dal 15 al 25% in Cina. Purtroppo c’è stato chi non ha saputo reggere la pressione e si è tolto la vita. È la storia di Antonio Nagaro, 57 anni, piccolo imprenditore, come si legge ne https://www.ilgiornale.it/.

Il caso di questo imprenditore napoletano fa capire quanto il virus abbia colpito duramente questo settore e quanto sia vitale un pronto intervento da parte dello Stato.